Fa' che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo. E soprattutto medico: se magni, fumi e bevi come un cesso rotto e sei il ritratto dell'insalubrità e dell'infelicità, non mi venire a parlare di salute!!!
Ippocrate (la prima parte;))

giovedì 29 giugno 2017

Janz durch!

Ciao a tutti. Come state? Sono in fase meditativa-attiva. Sabato partirò per l'Inghilterra con un gruppo di ragazzini, dei quali sarò la tutrice (o tutor che fa più fico). E mi sto godendo i preparativi e un pochino di ansietta per questa bella novità. Wow! Spesso mi sento come bloccata e non riesco a scrivere come prima. Avendo preso questo mio blog come il muro del mio pianto, con il fatto che piango molto meno, ha forse perso la sua funzione oppure semplicemente l'allontanamento fa parte dell'evoluzione umana, in questo caso, della mia. Poi il cambio del nome non so se mi convince del tutto, se è vero che il nome Sclérosétte suona un po' piccino e patetico, Sclèrosètte mi sembra il nome brutto e asettico di una testata giornalistica qualunque. Arriverò alle mie conclusioni e ve lo farò sapere. Vi ringrazio per l'affetto che mi dimostrate con i vostri messaggi! Siete unici:). In ultimo, non era questo solo il luogo del mio pianto, ma anche del vostro e del nostro incontro. 
Qualche sera fa sono entrata al S. Andrea, ospedale in cui mi è stata fatta la diagnosi. Pensate che ci passo davanti tutti i giorni almeno due volte al giorno per tornare a casa o andare a lezione. Spesso tiro fuori il dito medio e glielo faccio (all'ospedale), altre volte ho fretta e me ne frego. 
Comunque quella sera volevo entrare e vedere un luogo in cui la mia vita è stata stravolta. Ho camminato lentamente nel ingresso esterno cercando di ricordare. Eppure alcuni ricordi sembravano sbiaditi e le emozioni attutite. Addirittura non ho trovato l'ambulatorio di neurologia! Sono entrata al piano terra, ho voltato a sinistra e mi sono trovata davanti l'ingresso alla sede dell'università. Il luogo del mio baratro era sprofondato o si era dissolto nel nulla. Del resto, perché avrei dovuto ricordami di un posto dove ho sofferto terribilmente? Mi sono rivista soltanto in punto con mia madre e la psicologa che mi tartassava di parole dopo la diagnosi. E invece io adesso ero lì, da sola, di sera, con le mie gambe e le mie braccia funzionanti in un posto che non riconoscevo più. L'ambulatorio era al piano di sotto ma la mia mente aveva giustamente e selettivamente dimenticato quel luogo. Max o mia madre mi hanno detto che l'ambulatorio di neurologia si trova al piano 0 e, in effetti, ho avuto un mini-impulso di scendere le scale, ma poi l'istinto mi ha detto di non andarci di sotto? Per quale motivo? Così ho girato i tacchi e sono tornata janz durch alla macchina. Ed è così che cerco di vivere. come dicono i berlinesi quando ti danno le indicazioni: janz durch! Sempre dritto!


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