Fa' che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo. E soprattutto medico: se magni, fumi e bevi come un cesso rotto e sei il ritratto dell'insalubrità e dell'infelicità, non mi venire a parlare di salute!!!
Ippocrate (la prima parte;))

venerdì 24 aprile 2015

Io voglio solo ridere :)

Gia'. Io voglio solo ridere. Anche se è una frase presa in prestito da una ragazza che ha la sclerosi come me, la sto sentendo molto mia, negli ultimi tempi. Infatti ultimamente guardo più spesso Zelig, Colorado, Comedy Central in TV. E poi vado anche all'Oppio Caffè a vedere di persona i comici di Comedy Central, a teatro ad assistere a vari spettacoli comici e guardo film che mi fanno ridere. Ho bisogno di ridere Katia, proprio come hai scritto tu una volta su Facebook: "Io non voglio consigli. Voglio solo ridere". In qualche modo, chi convive con una malattia o ha sofferto, non ce la fa a stare sempre sul pezzo. Ho abbandonato interferoni e dottori da tempo, ma ricordo i fiumi di lacrime che ho versato e quando, all'ennesimo colpo, sentivo come se il mio cuore fosse stretto in una morsa. Ho anche riso, ma era diverso. Ho cambiato alimentazione, sono guarita, ma ogni tanto ho bisogno di fare pane e cioccolata e, a volte, mi sfondo di gelato tradizionale, nella mia gelateria preferita. Senza pensare che questo e quell'alimento mi fa male, che la caseina innesca il cancro, che il vino non dovrei berlo, il caffè ossida e la coca-cola è tossica. 'Sti cazzi. Alle volte ho necessità di godermi la vita e basta e di guardarla dall'alto con leggerezza, come diceva Italo Calvino. Però stasera, questa mattina anzi, non riesco proprio a dormire...e sono giorni che mi sveglio in piena notte e non dormo più. Dunque eccomi qui sul blog, alle 5.30 di mattina, aspettando che si faccia giorno e il sole sorrida come sempre. La felicità è un modo di viaggiare...ricordiamocelo.
E, a proposito di viaggiare, qualche settimana fa ho avuto il piacere di conoscere personalmente Pierre e Federica, il giorno prima di una loro grande avventura: Roma-Catania in bicicletta! Per chi non conoscesse Pierre, andate a visitare il suo sito o la pagina Facebook, scoprirete un mondo ecosostenibile e alternativo, un diverso modo di viaggiare per non diventare ciechi, ma soprattutto potrete annusare cosa vuol dire "pedalando mi perdo".
https://www.facebook.com/pedalandomiperdo
http://pedalandomiperdo.it
Ai prossimi ravioli;)

Pierre a casa mia mentre ci prepara i ravioli veg:).

sabato 4 aprile 2015

Amore incondizionato




Ciao a tutti, belli e brutti, ma soprattutto ai brutti che sono tanti e non lo sanno. A Pasquetta finalmente inauguriamo la casa nuova. Non si tratta dell'inaugurazione ufficiale: probabilmente non la faremo mai, ma semplicemente stiamo qui con un po' di amici a chiacchierare sperando che il tempo ci assista. In questo periodo lavoro tanto e le lezioni incrementano senza che io faccia nulla in realtà. Forse ho seminato prima e ora sto raccogliendo: ne sono felice :). Per un periodo di tempo sono tornata a lavorare dai miei, grande opportunità di lavoro extra che non tutti hanno, ma è più forte di me: proprio non mi piace. E non piace a mia madre che non mi piaccia; come se questo mio "rifiuto" equivalesse a rifiutare lei. Ovviamente non è così, anche se sotto sotto, in fondo al mio cuore, io ce l'ho ancora con i miei per alcuni motivi. In un certo senso, mi sono sentita derubata della mia giovinezza, della mia innocenza, del mio diritto all'ozio, "scegliendo" di lavorare nel negozio di mio padre da quando avevo quindici anni, per scappare dalle imposizioni di mia madre che mi voleva obbligare a pulire casa, visto che ero di sesso femminile. Dalla padella alla brace, non ne sono più uscita. Mi piaceva disporre di denaro mio senza chiederlo gratis a casa, anche se sarebbe stato un mio diritto di figlia farlo. E così lavoravo mentre i miei coetanei dormivano fino a tardi. Poi, più avanti, mi sono sentita dire sempre che i laureati erano stupidi e non capivano niente, sentendomi in colpa perché ero l'unica in famiglia, da generazioni, ad aver studiato (a parte una zia, 25 anni prima) e cercando di non ostentarlo. Il giorno della mia laurea mi hanno fatto nera. Mio padre non è venuto perché non poteva chiudere il suo negozio il giorno della mia laurea, sicché non è venuto neanche mio fratello. Mia madre, appena uscita dall'università con me, neo-laureata, mentre raccontavo un aneddoto sulla città di Sutri, mi ha subito incalzato: "Adesso che sei laureata però, non ti montare la testa". Davanti all'ex ragazza di mio fratello. Arriviamo nel negozio di mio padre e mia zia Emma si congratula con me carinamente, mentre altri due zii, incazzati e invidiosi come serpi, davanti ai miei amici e alla mia famiglia, mi dicono: "Quanto hai preso? 102? E che è? E' un po' pochino, non trovi?!". Anche mio padre aveva tentato di dire una cosa del genere, ripensandoci, ma soprattutto nessuno mi ha difeso di fronte a queste cattiverie gratuite, in un giorno in cui avrei dovuto essere felice e orgogliosa di me stessa, vista la fatica fatta per laurearmi, lavorando e mantenendomi da sola da un anno e mezzo e sentendomi dire quasi tutti i giorni che i laureati non capiscono un cazzo. Ma la persona con la quale sono più arrabbiata sono io, per non aver detto nulla, per non essermi difesa, per non aver detto: "Ma che volete? Rosicate perché in dieci non fate neanche un diploma?!" O più semplicemente, senza cattiveria, ce l'ho con me per non aver difeso il mio diritto alla felicità e a gioire per me stessa. Questo mio continuo ingoiare, buttare giù, mi ha portato ad ammalarmi. E se ci penso, mi fa male, e sono arrabbiata, di rabbia repressa troppo a lungo.
La diagnosi é stata la mia salvezza. Ad un certo punto, io ero più importante di tutto e di tutti, per me stessa. Questo nuovo modo di considerarmi mi ha fatto prendere delle decisioni che chi mi stava intorno non ha gradito. Mio fratello si faceva portavoce di una voce che non riusciva più a riprendermi, quella dei miei. "Giuliana, torna in te!". Invece, io non ero mai stata meglio perché finalmente agivo per il mio benessere. Ma quando dici sempre di si, non crei questioni, non reagisci mai anche se vieni insultata e fai tutto ciò che chi ami si aspetta da te, nel momento in cui cambi e cominci a rivendicare i tuoi diritti, i tuoi spazi, la tua libertà (anche di dire no), le stesse persone si ribellano, tacciandoti di egoismo e follia. E ti abbandonano, dicendoti che se se ne vanno è colpa tua, perché sei tu che sei cambiata. 
E cosí, mia madre, che forse mi vorrebbe a negozio, (magari sulla sedia a rotelle montata su un carrello che non si vede, come mi disse una volta!!), sposata con un gran lavoratore, con prole a carico e che fossi sempre disponibile a farle compagnia quando lei lo vuole, mi urla che "Io sto facendo un errore dietro l'altro"; senza contare che tutto ciò che oggi ho, salute compresa, me la sono guadagnata con gran fatica, nonostante tutte le avversità e i miei errori che, tutto sommato, sono contenta di fare. 
E ce l'ho con i miei perché non mi sento mai sostenuta e accolta. Anzi: se non faccio quel che vogliono loro, mi sento di subire una specie di mobbing indifferente, silenzioso, punitivo. Uno schema distorto che si allontana da ciò che un figlio ha diritto di meritare, secondo me: l'amore si, ma incondizionato.