Fa' che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo. E soprattutto: medico, se magni, fumi e bevi come un cesso rotto e sei il ritratto dell'insalubrità e dell'infelicità, non mi venire a parlare di salute!!!
Ippocrate (la prima parte;))

giovedì 31 dicembre 2015

"Per TE e per ME, Mamma". Analisi di una campagna scandalosa.


Curarsi in gravidanza è un atto di responsabilità. Se il medico ti prescrive un farmaco, assumilo con tranquillità. Così proteggi la tua salute. E la mia...per TE e per ME, MAMMA.

Campagna di comunicazione AIFA -Agenzia Italiana del Farmaco 

Ma che bella pubblicità! Piena di cancellazioni, distorsioni e generalizzazioni. Il messaggio agghiacciante che l'AIFA vuole far passare è quello di affidarti totalmente al medico e che se, lui o lei ti prescrive un farmaco, assumilo con tranquillità e fiducia! Però curati in gravidanza: è un atto di responsabilità! E se non ti curi, vale a dire se non prendi un farmaco, non sei responsabile. Curarsi è responsabile, prendere farmaci in gravidanza, mi pare molto meno. Voi che ne pensate? Io parto dal presupposto che nostro figlio è influenzato sin dal concepimento da noi, dai nostri pensieri, sentimenti, abitudini alimentari e quotidiane come non fumare e fare passeggiate all'aria aperta...e così via. http://www.disinformazione.it/vita_prima_della_nascita.htm
Come è possibile quindi assumere un qualsiasi farmaco, affidandosi con fiducia al medico, senza sospettare che qualcosa potrebbe danneggiare nostro figlio? Sto leggendo un libro molto interessante: "Come impedire al vostro medico di nuocervi. Quando la medicina fa più male che bene" di Vernon Coleman, un medico (!), che spiega minuziosamente quando e come non sottoporsi a test, analisi e qualsiasi altro tipo di esami diagnostici invasivi, costosi, o semplicemente inutili e quando fare a meno di farmaci. I farmaci vanno presi solo in emergenza e non come si farebbe con delle caramelle una-tira-l'altra. Solo quando non c'è più nulla da fare e le hai provate tutte e non, preventivamente, così come l'America ha bombardato l'Afganistan, così già che c'era. 
Lo so, io sono di parte. Sei anni fa il neurologo n.1 si preoccupò di sapere se avevo intenzione di avere figli, cercò di farmi entrare in un protocollo di ricerca in cui le donne affette da sclerosi multipla potevano prendere interferone beta1a e pillola anticoncezionale, raccomandandosi di non restare assolutamente incinta durante la terapia e poi, un anno dopo, accortami della gravidanza, mi disse: "Non c'è nessun problema, basta smettere di prendere l'interferone subito". Mesi prima invece, alla mia domanda in proposito mi disse che quando avrei deciso di pianificare una gravidanza, avrei dovuto interrompere il farmaco un mese prima di cominciare i "tentativi" di concepimento. 
Ultimamente ho letto una notizia agghiacciante: "L'interferone si può prendere in gravidanza, anzi, fa bene! Vi metto il link...a sostenere questa brillante nuova teoria è il mio neurologo n.2. Cosa è cambiato? Il farmaco è lo stesso? Perché sei anni fa era sconsigliato ed ora è addirittura caldeggiato?




Il bugiardo del Rebif, interferone beta 1a.

Verba volant scripta manent.

Che serva questo a porsi delle domande. Ponetevele e siate dei pazienti responsabili. Scegliete voi, dopo un'attenta e accurata analisi di tutti i dati che avete a disposizione. E non fate scegliere a uno sconosciuto ciò che è meglio per voi e per vostro figlio. Scegliete voi stessi!

martedì 1 dicembre 2015

Eventi sincronistici


Un post a lungo meditato. Sei anni. Sei anni fa era trascorso un anno da quando la mia vita di "tranquilla" quasi trentenne veniva sconvolta dalla diagnosi di sclerosi multipla. Cosa poteva accadere di peggio? Dopo che il tuo mondo crolla in pezzi, gli amici se ne vanno, la famiglia ti opprime tra assenze e invadenze, il tuo corpo e la tua mente non rispondono direttamente a te ma sono ottenebrati da tre punture a settimana di interferone e tu ti chiedi cosa ne sarà di te. La risposta è "niente"! Toccato il fondo, non si può che risalire. E invece un bel giorno di settembre, dopo un ritardo che non mi aveva affatto preoccupato, scopro di essere incinta. Dopo un anno di amore con Max, tra alti e molti bassi, un bel giorno esplodo di gioia, mi si intenerisce il cuore, lo amo all'istante. Un anno prima il mio premuroso neurologo (è ironico) mi disse che non dovevo A-S-S-O-L-U-T-A-M-E-N-T-E restare incinta durante la cura di interferone...pericolosissimo! Pensai e gli dissi anche che non c'era rischio poiché all'epoca non ero fidanzata e neanche avevo un flirt o un trombamico di tanto in tanto e non mi aspettavo che di lí a pochissimi mesi avrei incontrato Max. È stato dirompente con Max, mi ci sono buttata senza paure, al contrario di lui e delle sue resistenze. L'anno che ha preceduto la diagnosi era stato molto difficile per me: mi sentivo sola, disperata, con un futuro già scritto che non mi apparteneva ma che non riuscivo a cambiare: alla fine di questo anno di merda, la diagnosi, il colpo di grazia. Ero distrutta. Un bel giorno, tuttavia, incontro Max e mi piace all'istante, la sua voce mi rapisce e mi conquista. Ci conosciamo, ci piacciamo. Forse eravamo due persone sole in cerca di un rifugio sicuro in cui abbandonarci. Lui è diventato la mia casa, in un momento in cui, non solo non mi sentivo attraente, non mi sentivo proprio. Eppure la vita ti sorprende quando meno te l'aspetti e ho vissuto l'amore più intenso della mia vita nel momento più brutto della mia vita. Dopo un anno intenso, la scoperta. Max era terrorizzato: aveva perso il lavoro e per me fu una brutta batosta vedere che non era felice quanto me. Ben presto però mi resi conto che dovevo parlare con il mio neurologo: all'epoca ancora gli tributavo una certa importanza. Lui, con la faccia di plastica, mi disse che non c'era alcun problema. Se volevo proseguire la gravidanza, bastava interrompere la cura. "Come?" - pensai! Mi aveva detto che A-S-S-O-L-U-T-A-M-E-N-T-E non dovevo restare incinta durante la cura. Anzi! Mi voleva addirittura far prendere la pillola anticoncezionale, per studiare gli effetti della pillola sulle malate di SM che prendono interferone o viceversa. Mi sono salvata grazie alle analisi del sangue, ad un valore che non era compatibile e lui ora mi diceva "Non c'è nessun problema!". Le domande erano tante ma rimasi in silenzio. La confusione era troppa da gestire per me in quel momento. Così cominciai una serie di consulti per capire quale fosse la scelta migliore per me e per prima cosa parlai con il mio medico, il dolce Professor Sertoli che mi mise in contatto anche con un neurologo di sua conoscenza (sgarbatissimo!) e mi disse: "Cara Giuliana, se fossi mia figlia, io ti sconsiglierei di portare avanti questa gravidanza". Gli effetti dell'interferone non si conoscevano del tutto sui feti e sui bambini e breve e lunga scadenza. La letteratura medica non è molta al riguardo. Io stessa non è trovata a sufficienza per farmi un'idea. All'Umberto I, dove avrei potuto praticare l'interruzione di gravidanza, mi sconsigliano vivamente di portarla a termine. Ricordo che il medico preposto mi disse: "Lei già comincia una gravidanza in una situazione di nervosismo e pericolo, quando dovrebbe essere un momento calmo e rilassato in una vita di una donna. In più prende pure un farmaco immunosoppressore da un anno!". Ero disperata e mi sono sentita sola. Non ne ho parlato con la mia famiglia. Mia madre una settimana prima mi aveva urlato in faccia che ero un'incosciente ad avere un ritardo. Come mi facevo trattare: da ragazzina alla quale urlare in faccia le sue frustrazioni. Gliene ho parlato un anno fa per la prima volta.
Alla fine, triste, sconsolata da sola, decido di interrompere la gravidanza. Il 15 ottobre 2009. Giorno che oggi è dedicato ai bambini mai nati! È stato uno dei giorni più brutti della mia vita. Mi sono risvegliata in lacrime e dalla mia stanza sentivo il rumore della pompa che aspirava gli embrioni delle altre donne. La riservatezza e la delicatezza degli ospedali.
La diagnosi di sclerosi multipla è stata una tranvata in piena faccia per me ma questa volta, per la prima volta, ho sentito il cuore che si stringeva e che si stritolava dal dolore. Il momento più brutto della mia vita, peggio della diagnosi. Un paio delle mie ex amiche, Alessia e Ines, mi sono state vicine in quel caso, hanno speso una serata ad ascoltarmi e consolarmi; posso ringraziarle. Una invece, Valeria, la mia "migliore" amica si abbattuta su di me come un'accetta.  Dopo che mi aveva insultato un pomeriggio (vedi i link: http://sclerosette.blogspot.it/2010/05/un-po-stufa.html http://sclerosette.blogspot.it/2010/06/i-nuovi-mostri-continua.html), rovesciandomi tutto il suo malcontento addosso mi scrisse per mail: "Stai con uno che ti ha fatto abBorti', vergognati". Abbortire con due "b". Brava Valeria. La tua comprensione e bontà d'animo è pari alla tua conoscenza dell'ortografia e ti sarà d'aiuto nella vita.
A volte penso che avrebbe potuto essere sano e oggi avrebbe cinque anni. Poi, anche la mia psicoterapeuta e medico internista mi fa riflettere e mi dice che sarebbe stato sano quanto le probabilità di vincere alla lotteria:). Spesso mi arrabbio con Max per questa storia, ma come dice sempre la mia psicoterapeuta, non ha scopato da solo, eravamo in due!
Non ho avuto il coraggio di scrivere questa storia prima. Era una ferita dolorosa. Adesso è arrivato il momento di gettarsela alle spalle, senza dimenticare. E magari questa storia aiuta qualcuna di voi. Fate attenzione perché ho letto una notizia sconvolgente in questi giorni: adesso sarebbe possibile, anzi consigliabile continuare la "cura" di interferone anche durante la gravidanza! Non vi affidate ciecamente a quello che vi dice il medico: cercate voi stessi! Che cosa è cambiato da ASSOLUTAMENTE NO a NON C'È PROBLEMA?!


sabato 28 novembre 2015

Il cerchio magico delle emozioni


Ciao a tutti. Ho appena risposto ad una mail in stile Molly Bloom nell'Ulisse di Joyce che mi ha toccato scrivendomi di "avere avuto un tuffo al cuore leggendo il blog". E io cosa posso dirvi? Soltanto grazie per le email e i messaggi che mi mandate, perché vuol dire che almeno questo blog non è servito e non è utile soltanto a me. E vi pare poco?!
Vorrei parlarvi di una bellissima esperienza terminata un paio di settimane fa: il Master in PNL (avevo già seguito il Practitioner) e ho avuto modo di scoprire un mondo affascinante che non serve soltanto a manipolare le persone per vendere loro qualcosa che non vorrebbero comprare. Come tutti gli strumenti utili, può essere usato per scopi meno nobili e, soprattutto, in modi non integerrimi, ma questo ha a che fare con le nostre scelte personali, non con lo strumento in se stesso. Personalmente, lo userò per conoscere meglio me stessa ed aiutare chi ho intorno: alunni, amici, parenti (selezionati), gli stronzi chi se li caga. 
Alla fine del corso, faticoso tra l'altro, ci siamo salutati in un modo particolare, diverso, empatico: con il cerchio magico delle emozioni (il mio personale nome di battesimo è questo!). Ognuno di noi doveva scrivere su un foglietto la qualità che aveva riscontrato in ognuno dei partecipanti (apponendovi ovviamente anche il nome della persona con tale caratteristica e il proprio). Poi ci siamo disposti in cerchio tenendoci per mano e, a turno, ognuno di noi, si metteva nel centro e distribuiva a ciascuno di noi la sua qualità. Ognuno di noi la leggeva e, uno alla volta, senza staccarci dal grande "abbraccio", diceva alla persona al centro la qualità che quella stessa persona ci aveva attribuito. Terminando, in ultimo, tutti insieme, attorno alla persona al centro, accarezzandola o semplicemente tenendola per mano, continuando ognuno a ricordargli/le la qualità ricevuta. Baci e abbracci, molta empatia, commozione. Molto bello. Ormai possiamo dire con empatica certezza che quando critichi una persona così come quando la elogi, stai vedendo in quella persona un tuo difetto od un tuo pregio. Allora, le mie qualità le avevo tenute da conto nella tasca dei miei jeans che ho prontamente lavato in lavatrice...vediamo poi se le ricordo. Per prima cosa vorrei ricordare queste belle persone che ho conosciuto e i loro (miei) pregi. Se non sono esattamente quelli che ho loro attribuito alla fine del Master, glieli ho riconosciuti certamente strada facendo:

Laura, la resilienza;
Mara, l'indipendenza e la forza;

Alessandra, la dolcezza (e la forza);

Nadia, la materialità;

Livio, la capacità di accudimento;
Marco, la dolcezza; 
Vittorio, la simpatia (ma direi la tenerezza tutta la vita); 
Lulu, l'energia e la solarità; 
Daniela, l'organizzazione e l'onestà; 
Lucia, l'accoglienza;              
                                                          Gianmarco, il sorriso;
Roberto; la calma; 
Tonino, la semplicità; 
Daniela, la forza e l'indipendenza; 
Bruno, la simpatia e molto di più (non ricordo!); 
Teresa, l'energia e direi anche la curiosità (non sono sicura...). 
Le qualità della dolce Alessandra:).

Quando è stato il mio turno al centro, mi hanno accolto tutti, facendo un mio gesto ormai tipico:


Le qualità che mi avete attribuito sono: il sorriso, la dolcezza (più volte:)), la coerenza (chissà come?), gli stimoli interessanti, l'onestà, la simpatia, la cultura e poi daje tutta, non mi ricordo e non ha importanza. Ciò che conta è che le emozioni non sono cose da bambini, i quali sono maestri a riconoscerle e ad insegnarcele, e questo cerchio magico delle emozioni me lo porterò nel cuore. 
Questo post sul blog è per voi, Master Nelper e Team, con tanta peace and love e anche un po' di swish nel brush. State belli e non fatevi sedurre dall'inglese facile;).
Giuliana

mercoledì 11 novembre 2015

Il potere delle convinzioni



Le convinzioni sono delle generalizzazioni, distorsioni o cancellazioni che costituiscono la “certezza” della nostra realtà, influenzando i nostri punti di vista, il nostro centro interiore, i nostri comportamenti, stati d’animo e aspettative. Più semplicemente sono ciò che per noi è vero, (giusto o sbagliato), vale a dire la nostra realtà. Rappresentano quindi una componente chiave della nostra struttura profonda, insieme ai nostri criteri e i nostri valori. Per struttura profonda si intende la struttura propria, di ciascun essere umano, che dà significato alla realtà che ci circonda. Le nostre convinzioni sono come delle storie che ci raccontiamo, quindi quanto è “vero” e quanto è invece “illusione” nella nostra realtà individuale?

Penserete che le convinzioni nascano soprattutto da esperienze personali o che siano generate da noi stessi, invece molto spesso provengono anche da esperienze raccontate da amici, genitori, insegnanti, stampa e media in generale. 

Le convinzioni possono essere più o meno forti o deboli, potenzianti o limitanti. Quelle potenzianti permettono di vivere scelte utili al raggiungimento di mete nella vita e alla nostra realizzazione. Quelle limitanti restringono o limitano del tutto gli obiettivi e i desideri che si hanno. È possibile catalogarle anche in base alla loro utilità, vale a dire se sono utili o meno ad una determinata persona, in un dato contesto sociale e in un tempo preciso.

Nel suo libro “Il Potere della Parole e della PNL” , Robert Dilts (insegnante e ricercatore della PNL) sostiene che le convinzioni possono essere di tre tipi:

  • Senza speranza (non potrò mai trovare l’amore, sarò sempre grasso..);
  • Impotenti (non ce la farò mai, non posso cambiare le cose…);
  • Non sentirsi degni (nessuno mi ama, non merito la stima degli altri…).

Ce ne sono ovviamente molte altre! Diamo un’occhiata a quelle che seguono e chiediamoci se qualcuna ci passa per la testa, limitandoci nelle azioni:

Io non sono abbastanza bravo;
Non merito …(amore, denaro…)
Io non sono degno
Io sono cattivo (es: io sono un cattivo genitore…)
Io mai….
E’ troppo tardi per me… (cambiare lavoro, marito…)
Deludo sempre la gente
Io non posso cambiare
Sono troppo egoista, fannullone, debole….
Io non sono bello, non abbastanza magro, non abbastanza intelligente….
Mio padre era un alcolizzato e ciò significa che io….
Non potrò mai trovare l’amore
Tutti gli uomini non sono fedeli, tutte le donne sono….
Sarò sempre grasso
Ho un metabolismo lento
Odio l’esercizio
Il denaro è il male
Non sarò mai ricco
Non c’è mai abbastanza denaro per….
Il denaro rende infelice e soli
Il mio sogno non si avvererà


La più gettonata è senz’altro: Non posso farlo……

...e invece posso!:)

Questi rimproveri, queste accuse che ci muoviamo, costituiscono il nostro dialogo interiore, vale a dire il modo in cui parliamo a noi stessi. Se ciò che diciamo ogni giorno è negativo, ne verremo influenzati altrettanto negativamente e ci procureremo una sensazione di malessere psico-fisica che può sfociare in malattie più o meno gravi. Del resto, avete mai visto la psiche andare a spasso senza il corpo? Viceversa un dialogo interiore costruito da frasi positive e incoraggianti cambia il nostro modo di approcciarci alla vita, trasformando anche un evento negativo o una crisi in un’opportunità. È importante ciò che ci diciamo e come ce lo diciamo, vale a dire quali parole usiamo e il tono con il quale ci rivolgiamo a noi stessi. Come si possono cambiare le convinzioni negative? Una delle tecniche suggerite da Dilts per sfondare il “muro" di una convinzione è il contro-esempio: trovare anche una sola eccezione alla regola che contraddica, mettendo in discussione, la regola stessa (vedi foto della 500 rossa!). Un’altra possibilità è quella di ampliare la propria mappa mentale, magari iniziando con la ricerca dei contro esempi alla convinzione limitante e poi continuando a scoprire che esistono altri punti di vista utili da poter adottare. Un esercizio facile da realizzare per minimizzare e ridicolizzare gli effetti nefasti delle nostre convinzioni negative e gli auto-rimproveri, è quello di ripeterci mentalmente la convinzione limitante utilizzando la voce di Paperino o Gatto Silvestro. Provate: “Non troverò mai l’amore…” oppure “…nessuno mi stima…” oppure “…Non combino mai nulla di buono”. 
Richard Bandler sul libro “Il potere dell’inconscio e della PNL” scrive: 

Quindi considerato quanto potenti possono essere le convinzioni, fermatevi un attimo e pensate alle cose più meravigliose che voi potreste avere, o fare, se semplicemente prendere la convinzione che vi impedisce di imparare qualsiasi cosa nuova in modo incredibilmente felice e veloce, la cambiaste. Come sareste, se foste in grado di sfruttare al meglio la capacità della vostra mente  ha di alterare i propri stati, in maniera tale, ad esempio, da poter aprire gli occhi e vedere che avete creato qualcosa di meraviglioso e fantastico…[…]”, p.139.

Un esercizio suggerito dallo stesso Bandler, nel testo sopracitato (pp. 139-140), consiste nello scrivere su un foglio le convinzioni che vorremmo abbandonare e i cambiamenti da inserire al loro posto in due colonne distinte. In una terza colonna appunteremo dettagliatamente in che modo la nostra vita migliorerebbe, fatti questi cambiamenti. Bandler consiglia di essere specifici in termini sensoriali, descrivendo nel dettaglio cosa vedremmo, che suoni sentiremmo, che sensazioni, odori e gusti percepiremmo una volta apportati questi cambiamenti. Una riflessione dell’autore è che “una convinzione può cambiare soltanto se cambia il modo in cui la convinzione è archiviata nel cervello. Per poter distinguere tra qualcosa di possibile e qualcos’altro di impossibile, è necessario che le due convinzioni differiscano in qualche maniera”.
Un altro elemento degno di nota è che il nostro cervello impara velocemente e, se le informazioni vengono date troppo lentamente, non impara perché non è in grado di individuare schemi ricorrenti. È su questo principio che si basa lo “swish”, la tecnica di rimpiazzo delle convinzioni limitanti con quelle positive. 


La PNL offre altre tecniche per cambiare le convinzioni negative: le submodalità, le ancore e anche i metamodelli offrono un grande spunto di riflessione e cambiamento. L’importante è trovare la risposta giusta dentro di noi e lanciarsi andare nel cambiamento senza timore.

sabato 31 ottobre 2015

Sei pronto a farla finita con le ragioni che scatenano la tua malattia?


 Se qualcuno chiede aiuto per guarire dalla sua malattia, la prima cosa che devi chiedergli è: Sei pronto a farla finita con le ragioni che scatenano la tua malattia? Solo allora sarà possibile aiutarlo.
Ippocrate
Ciao a tutti. Una riflessione a me tanto cara è questa del Signor Ippocrate. In questi anni ho incontrato tanti sclerosetti e sclerosette come me, che affrontavano la malattia ognuno a modo suo. E mi sono spesso chiesta cosa determini una "guarigione", un'assenza o un arresto dello stato di malattia. Alcuni mi dicevano: "Siii, mangio tutto vegetale però ancora zoppico o uso la sedia a rotelle" oppure ancora più triste: "Guarda, io ho fatto di tutto..." - e partiva l'elenco - "...ma senza risultati...Sto comunque male!". E ho capito, principalmente su me stessa, che non si può pensare di star meglio semplicemente mangiando vegetale come si prenderebbe una pasticca. L'alimentazione a base vegetale fa tantissimo, ma non basta se non molli i motivi che ti hanno fatto ammalare. A volte ci crogioliamo nel nostro dolore, il perché non lo so; sembra quasi che l'essere umano si adegui prima e meglio alla sofferenza che alla felicità, alla quale non è abituato. La felicità, un dono che si tiene in punta di piedi, sulle mani incerte, come se si avesse paura di rompere qualcosa di prezioso. Eppure, a volte, l'unico modo è buttarsi giù dal precipizio e scoprire che non si va a picco, ma si spicca il volo. Quanta paura prima del salto eppure, appena fatto, è un volteggiare leggeri tutto intorno.
Molti di voi mi scrivono per chiedermi qualche consiglio o semplicemente per confrontarsi e ho imparato a dirvi di non prendere un rimedio o l'alimentazione vegetale o la Kousmine che sia, come fareste con una pasticca o un'altra medicina. Le risposte brevi e le soluzioni immediate non ci sono. E non esistono persone all'infuori di voi stesse alle quali affidare la vostra salute. Siate consapevoli, non abbiate paura, cercate e non affidate la vostra salute a nessuno.
Buon sole d'ottobre.
Giuliana

domenica 20 settembre 2015

Vergogne vegane

...già! E non per derubarci!:)


A gennaio di due anni fa ho deciso di diventare vegana per dare l'ennesima svolta alla mia vita e alle mie condizioni di salute. E' stato abbastanza facile, con qualche ricaduta. Io rivendico la mia essenza di cassonetto anche se oggi posso dire di essere passata alla raccolta differenziata. 


Ebbene la mia dieta tendenzialmente vegetale è ogni tanto interrotta da un gelato classico. Ebbene si: io la soia non la mangio innanzitutto perché fa male, in secondo luogo perché mi fa schifo. Eppure ho trovato una sola gelateria che produce gelato a base di latte di riso e si trova a Tivoli, ahimè, non proprio a due passi da casa mia. E ho scoperto che la soia per i vegani/vegetariani è come la carne per chi mangia tutto: puro business e non c'è da fidarsi.


A parte Max che mi rompe le scatole quando commetto il mio peccatuccio di gola, effettivamente mi vergogno come se avessi rubato o come se avessi infranto un voto di castità. Capita anche a voi? Poi negli ultimi due anni mi sono imbottita di cioccolata, ahimè, fondente e questa non è proprio un toccasana se mangiata in grandi quantità. E anche in questo caso, di nuovo: ho trovato una sola cioccolata fatta a base di latte di riso: la Vivani. Delicata, dolce, avvolgente come se fosse di latte di mucca, con la differenza che non nuoce alla salute e alle mucche. E poi, non si può mangiare qualcosa che si chiama Tofu. È come fidanzarsi con uno che si chiama Grzx.
Una nota dolente è stato mangiare vegano in Germania, la mia seconda patria. Oltre ai Bratwurst è quasi tutto a base di carne e la pasta non la ordino di certo. Sicché credo di avere fatto un'incursione vegetariana con la favolosa Sächsische Kartoffelsuppe, la zuppa di patate sassone a Dresda e, in generale, di aver fatto la fame. Max ed io abbiamo speso 40 euro in un ristorante vegano berlinese, Veganz, e sinceramente, detto in francese, ci siamo rotti il cazzo di pagare un sacco di soldi per mangiare verdure crude/cotte allestite come se fosse cibo spaziale. Se è così, non mi sento vegan, che cazzo vuol dire? E' una parola chic per indicare un tendenza fashion?! La bruschetta al pomodoro e basilico? Uno spaghettino aglio e olio? La cecina? La zuppa di patate così com'è? Che vi hanno fatto? E perché chiamare vegan, un nome che sembra così marziano, per indicare qualcosa che viene dalla natura? Basta con queste vergogne! Sono stufa di pagare 10-15-20 euro per piatti che valgono la metà. Non è una moda: è salute. E se mi chiedete cosa mangio d'ora in poi, risponderò che cerco di mangiare cibi naturali, possibilmente poco cotti. In una parola, vegetali, così come mamma li ha fatti.

Vegetale, naturale, verace, casereccio...quale vegan!!!


sabato 15 agosto 2015

Che senso ha ...ette? Sei una ragazzina?

"Che senso ha ...ette? Sei una ragazzina?". Me lo ha chiesto un tipo alquanto bizzarro, (almeno via messaggio), visto che non lo conosco personalmente. Eh si, perché sul mio profilo Facebook, Giuliana Sclerosette, io l'amicizia la do' praticamente a tutti. No, la Maria Giovanna no...quella ormai solo a Max;). E conosco molte/i Sclerosette/i: con alcuni ci sentiamo via FB, con altri ci telefoniamo o abbiamo parlato al telefono almeno una volta, mentre alcune/i le/i ho incontrate personalmente. Ma quando questo tipo mi scrive, non capisco proprio il suo italiano (ed è italiano!) e non comprendo neanche cosa voglia dirmi! Comunque, bando alle ciance, ciò che mi premeva raccontarvi è che tra i suoi vari voli pindarici mi ha posto questa domanda: Che senso ha ...ette? Sei una ragazzina? Ette, nel senso di Sclerosette, perché 'sto ragazzo sessantenne va interpretato visto che:
1) va un po' in economia nelle sue espressioni scritte via Messenger;
2) è diversamente creativo. 
E mi ha fatto pensare a come e quando ho avuto l'idea del nome del blog. Chi mi segue lo avrà già letto nella pagina in alto nell'homepage del blog. http://sclerosette.blogspot.it/p/sclerosette.html. Sclerosette mi è venuto in mente un giorno fumando in giardino della nostra casa al mare mentre guardavo Nina e Amélie (i nostri primi cani) giocare come delle forsennate; ed io che avevo fatto la puntura di interferone, non mi reggevo in piedi ed ero stanca guardandole, pensavo: "Quanto giocano queste due...ma non sono stanche? Io sono a terra...Sono proprio delle invasate, delle...invasette...Sclerosetteeeeeeeeeee!". E così mi è venuto in mente il nome del blog. Effettivamente anche a me a volte sembra un nome infantile ma del resto suona carino, mi provoca simpatia e tenerezza senza essere patetico. E soprattutto suona meglio di qualsiasi termine che gira intorno alla sclerosi multipla. Tuttavia come ho sempre spiegato, Sclerosette, è un termine che suona carino ma che allo stesso tempo indica qualcosa di serio. Why not?! E poi mi chiedo: Anto', perché volevi sape' se ero una ragazzina?!!!

Quando ero piccola piccola...

mercoledì 12 agosto 2015

Buongiorno Felicità:)



È quello che mi sono detta questa mattina, finalmente, dopo tanto tempo. Perché in realtà sono di cattivo umore spesso e da molto tempo. Ci sono stati tanti cambiamenti nella mia vita da sette anni a questa parte. Eh già: entriamo nel settimo anno dalla diagnosi (5 agosto 2008) ed io, che ero totalmente restia ai cambiamenti, ho dovuto rimettere tutto in discussione, mio malgrado. E ancora prosegue questa discussione! Mi ritrovo a trentasei anni senza lavoro (non mi hanno rinnovato il contratto), con molti progetti ma tanta insicurezza sulla quale poggiare. Certo: ho sempre il negozio di famiglia, che è anche mio, ma ho deciso di non ammalarmi più. Voglio vivere felice e serena. Per questo ogni giorno da oggi, oltre a ringraziare per tutto quello che ho, darò il buongiorno alla felicità. Da qualche tempo dedico qualche minuto a una meditazione molto efficace, da tre giorni ho smesso di mangiare cioccolata e da due settimane ho deciso che prenderò la seconda laurea (in Scienze dell'Educazione e della Formazione). Naturopatia l'ho accantonata, per il momento. A settembre torno in Germania, la mia seconda patria e non sto nella pelle. Torno a Berlino, città che mi ha accolto tante volte, la mia città romantica, ma anche la città in cui ho passeggiato come un ebete senza meta dieci giorni dopo la diagnosi; ma soprattutto torno a Dresda, città in cui ho studiato e nella quale ho lasciato un pezzo di cuore e un ex fidanzato al quale voglio bene. E in questo viaggio e anche in quello lungo sette anni, mi accompagna Max, sempre lui, ovunque. Max. L'amore mio.
E voi come state, in questo periodo di crisi in cui la città è inspiegabilmente deserta?!

venerdì 31 luglio 2015

Politicamente scorretta

Qualche giorno fa ho sentito il mio ex per sapere come stava e mi racconta che nel suo negozio è venuta una dei miei ex amici. Vi ricordate, no? http://sclerosette.blogspot.it/2011/10/ciao.html
Stasera non sono in vena di essere "superiore" e ho proprio voglia di rovesciare un sacco di merda addosso a questa demente. Posto che, le parole riportate vanno sempre divise per quattro e ridimensionate, anche se te le riferisce l'osservatore più onesto, io avrei voglia di cacare in testa a questa imbecille, secondo la quale "lei non ha alcun problema con me", però sono anni che non mi chiama, dopo vent'anni di "amicizia", visti i "fraintendimenti piccoli che sono diventati grandi". E poi, sarebbe stata una mia scelta il non vedersi più. Ahahahahahah. Quanto rido. Secondo il mio ex, sembrava come se lei non avesse capito perché non ci sentiamo più. Quante cazzate devo sentire! Questa è la stessa gente che è andata al funerale di Valentina. http://sclerosette.blogspot.it/2014_05_01_archive.html
Perché io una cosa l'ho capita: è più facile andare al funerale di una persona e piangerla un'ora, due, un giorno, due giorni, che stare vicino ad una persona "malata" che però esiste, che c'è, soffre e magari non è più allegra come prima. È brutto a dirsi...ma il funerale dura poco e il defunto se ne va. E anche un demente, privo di sentimenti e buone intenzioni, ha la capacità di andarci, mentre una malattia può durare anni o tutta la vita. Per accettarla, occorre tanto tempo. Mette a dura prova chi ce l'ha, figuriamoci chi sta accanto. Uscire con un'amica malata? Che palle! Non se ne parla! Però le cazzate risparmiatecele. State zitti.
Io ti auguro, cara amica, che ti rincorra il tuo fantasma più nero, quello che non vuoi scoperchiare e ti sotterri nella tua mediocrità nella quale sei già immersa senza accorgertene. I saluti, non mandarmeli, perché ci caco sopra. Vai a piangere ai funerali di quelli di noi che non ce la fanno, perché è l'unico sforzo che a malapena ti riesce. Io ci sto, sono viva, in salute e in forza, GRAZIE A ME e di quelli come te non ho bisogno. Fuck!

http://virginiamori.tumblr.com/tagged/illustration


Chiusa una porta, si apre un portone

Avevo deciso che oggi, ultimo giorno di luglio, avrei scritto un altro post. C'ho un sacco da fare in questo periodo! E non ho tempo per Sclerosette, se non di dare un'occhiata qua e là. Si, insomma una sbirciatina. Infatti ho notato che si è aggiunto un nuovo follower, che saluto e ringrazio: Realtà o fantasia...benvenuto in Sclerosette! :)
Allora, dicevo che ho un sacco da fare: abbiamo subito un furto nella vecchia casa e ci siamo decisi ad adibirlo a bed&breakfast familiare. In più, il trasloco nella nuova casa che ormai dura da otto mesi, il lavoro, ecc...tutte cose belle. Quando sto bene, scrivo meno...pensavo. In realtà mi sento un po' inibita dai commenti di alcuni amici che mi dicono di lasciarmi alle spalle alcuni avvenimenti. Sono d'accordo ma allo stesso tempo, se non mi lamento qui, dove o con chi posso farlo? E poi perché? Se voglio manda' a fanculo qualcuno, almeno qui posso farlo. 
Dunque, oggi avevo deciso di scrivere sul blog, non sapendo che avrei ricevuto la telefonata dalla mia vecchia scuola, nella quale ho appreso che non avrei avuto il rinnovo del contratto: cambio di preside, cambio gestione, cambio insegnante di inglese, per una madre lingua. Se è così, sono nata a Roma a Trastevere...posso farci poco! Comunque sono tentata di iscrivermi a "Scienze della Formazione" e prendere 'sta cazzo di abilitazione all'insegnamento perché una laurea in lingue e il diploma di traduttrice non sono sufficienti. Farò bene o faro male? Chi lo sa?
Chiaro che non sono felicissima per la notizia di oggi, ma rispetto a prima, so che se si chiude questo capitolo, se ne sta per aprire un altro. Questo è uno degli insegnamenti che mi ha dato la SM. Oggi portavo tacco 12, cassetta in braccio con 20 libri al suo interno e spesa per il pranzo. Un signore anziano mi ha guardato e mi ha detto: "Ammazza che forza". Già, forza ed eleganza. Niente mi fa paura, niente mi ferma. State belli. Ieri i nostri Golden hanno compiuto 2 anni e ora preparo latte di avena e zenzero al mio Max. L'amore non aspetta e anche Moccia, ogni tanto, deve arrendersi.


venerdì 10 luglio 2015

Voltiamo pagina: allegria!

Dunque, qualche giorno fa, mi hanno detto che sul blog spesso mi lamento di fatti passati, che sì magari mi hanno addolorato, ma che forse è il caso di dimenticare e di voltare pagina. E in effetti questi baldi giovani, Alessandro e Fabio, cresciuti prima del previsto, in gamba, anti-crisi, anti-bamboccioni, anti-tutto hanno ragione. La verità è che forse poco condivido le mie gioie su questo blog...perché ho tanto da fare...trasloco, lavoro, nuovo lavoro, lezioni aperte, uscite varie, dieci cani, due gatti e due gatti cuccioli (a proposito: per chi fosse interessato, le regaliamo, sono splendide!) e qui, nel mio blog scarico solo i miei rovesci malinconici. Stasera sono un po' giù: stanchezze varie, il furto subito un mese fa nella vecchia casa, la necessità di rilassarsi e non sapere mai quando sarà ora di farlo. La mia vita è bella e intensa, con i suoi alti e bassi e non trovare tempo per depilarmi mi deprime, visto quanto sono diventata vanitosa. Comunque trovo il tempo di rispondere a tutti gli sclerosetti che mi scrivono, con i miei tempi spagnoli, e questo mi rende molto felice. Alla fine, sono sola mentre mi scrivo, ma sapevo che qualcuno avrebbe letto queste righe. Sto seguendo un corso serio di PNL che mi ha appassionato e ho tanta voglia di farne altri. La Naturopatia, per quest'anno è in pausa di riflessione e recupero energie, ma non è certamente finita qui. E sono cresciuta da quando ho aperto questo blog...quanto c'ho pianto sopra! E questa è stata la mia terapia. Grazie Sclerosette. Grazie a tutti voi che mi scrivete e mi leggete. Senza di voi non avrebbe avuto senso.
A proposito il 21 giugno la mia gatta, Allie, ha partorito due gattine, che abbiamo prontamente chiamato Alice e Dina. Abbiamo trovato Alice poco prima di andare a teatro per cominciare le prove generali dello spettacolo, "Le meraviglie nel paese di Alice". Ho recitato per la prima volta...ed è stata un'esperienza incredibile. Io che avevo il terrore di tutto, mi sono buttata senza paura. Vi metto una foto qui che mi piace tanto, insieme al Brucaliffo.
Questo post lo dedico ad Alessandro e Fabio, i miei amici lavoratori moderni, rampanti, che vogliono tutto e di più, che sparano cazzate divertenti e anche un sacco di riflessioni semiserie;). 


sabato 30 maggio 2015

Riflessioni su AISM, l'Associazione Italiana Sclerosi Multipla


Sapete cos'è l'AISM? È l'Associazione Italiana Sclerosi Multipla, con sede nazionale a Genova e varie sedi dislocate in tutta l'Italia. Un'associazione che ha come slogan "Per un mondo libero dalla sclerosi multipla". Io ho frequentato la sede di Roma in via dell'Olmata e usufruito del servizio di psicoterapia "gratuito" (25 euro l'anno, come quota minima) con la Dottoressa Enza Gentile, alla quale sono molto affezionata e che mi ha permesso di comprendere e risolvere molti aspetti della mia vita. Questo post ce l'ho in serbo da tempo, da quando AISM rifiutò di sostenere il metodo cosiddetto Zamboni e cambiò le condizioni in corsa, finanziando il progetto COSMO che sancì l'auto-esclusione del medico ferrarese da quella che era stata la sua scoperta personale sulla nostra malattia degenerativa. Decisi di non scrivere perché i toni si erano accesi con malati come me, mossi dalle più fervide speranze o da inossidabile rassegnazione. Non volevo sputare sul piatto sul quale avevo mangiato; ma in realtà, anche AISM ha mangiato sul mio piatto e su di "noi". Ho ripagato ampiamente tutti i servizi a me erogati dall'associazione, partecipando alle raccolte fondi, svegliandomi presto, assumendomi la responsabilità di contare il denaro raccolto e consegnarlo personalmente a via dell'Olmata, scrivendo per un certo periodo per "Parliamo di noi", fornendo contatti di mia conoscenza, prestando il mio tempo libero per contattare volontari e professionisti, partecipando alle riunioni in tono da pseudo setta di "AISM Young", cercando di raccogliere più fondi possibili con "Crowdraising" di Edward Norton, progetto bocciato dalla sede centrale. Il tutto a titolo gratuito. Si è trattato di un dare e avere. Un malato può sentirsi a casa in associazione; infatti questa pullula di malati "fuori sede", ragazzi e ragazze che vivono nella capitale lontano dalla famiglia, dagli affetti, che cercano di ricreare quest'atmosfera affettuosa all'interno di AISM, intessendo spesso legami molto forti. Ad un certo punto, ho cominciato a sentire puzza. "Aism Young è di più. Molto di più". Questo sosteneva la zelante psicologa del gruppo che voleva sottolineare l'impegno che necessita la partecipazione al programma young, come fosse un battesimo per una nuova vita. Che voleva dire? E i malati vogliono parteciparvi a tutti i costi: anche a me piaceva l'idea di visitare Lucignano. Una malata young mi chiese un giorno: "Che ci stai a fare in AISM se non prendi l'interferone?". E io pensai: "...ma che c'entra?". Non riuscivo a capire il nesso. Poi un bel giorno, mi trovavo a Genova, ed ero ancora in fase di fiducia verso l'associazione. Volevo visitare la sede centrale. Telefonai a Roma per chiedere l'indirizzo e mi risposero chiedendomi se avevo un appuntamento. "Un appuntamento?! Per quale motivo? Per visitare la sede centrale di un'associazione che vuole liberare il mondo dalle sclerosi multipla?! Mi accoglieranno a braccia aperte!". E così è stato. Ero eccitata e felice ma qualcosa colpì la mia attenzione: all'ingresso della sede nazionale, al primo piano, dei cartelli "pubblicitari" ringraziavano i partner di AISM: tra gli altri, ne ricordo uno, su tutti...Merck Serono. Caddi dal pero. Cosa c'entrava Merck Serono con l'AISM (l'azienda che produce il Rebif, l'interferone che prendevo io, come molti altri sclerosetti)? Questo nesso tra casa farmaceutica e associazione per un mondo libero dalla sclerosi multipla, mi fece improvvisamente pensare ad un'equivalenza complessa: se Merck Serono era sponsor di AISM, quanto era libera l'associazione dall'influenza di Merck Serono? E dove finivano i soldi delle raccolte fondi? Come erano impiegati? E così ho fatto delle ricerche, scoprendo un enorme conflitto di interesse (probabilmente legale, certamente consentito) tra case farmaceutiche, medici e - ahimé - AISM.

Alcuni studi sono finanziati da FISM, la Fondazione Italiana Sclerosi Multipla, che gestisce i fondi raccolti dall'associazione. Mi hanno colpito, tra i tanti, 450.000 euro per trovare l'eventuale correlazione tra sclerosi multipla e il virus di Epstein Barr. Cui prodest?! Oppure "Livello degli ormoni sessuali, deficit cognitivo e atrofia cerebrale in donne affette da sclerosi multipla recidivante-remittente con o senza assunzione di terapia estroprogestinica", vale a dire, in banane, cosa succede ad una donna che assume interferone (e/o simili) contemporaneamente alla pillola anticoncezionale). Fu offerto anche a me, ma dalle analisi risultò che non tolleravo gli anticoncezionali. Date un'occhiata voi, agli altri studi:



Nello stesso link troverete anche i nomi che compongono il comitato scientifico di anno in anno, ad es. a pagina 21 leggerete i nominativi degli anni dal 2005 al 2007: la maggior parte, se non tutti, sono neurologi. Chiaro! Chi si occupa della sclerosi multipla se non loro? Niente di strano se non fosse che alcuni di loro, poi fanno parte dei comitati di fondazioni legati alle case farmaceutiche, ad esempio la Fondazione Serono. Tralascerò i nomi, date voi un'occhiata:


Poi, visto che non volevo credere a questa stretta collaborazione, legale intendiamoci, ma discutibile, ho controllato sul sito della Merck Serono (e sul sito dell'associazione) se avesse elargito generosamente del denaro ad AISM per qualche manifestazione e ho scoperto che la suddetta casa farmaceutica foraggia spesso l'associazione per i suoi incontri informativi tra esperti e malati:



Come saprete già e anche se mi ripeterò, ribadisco che queste "usanze" sono praticate alla luce del sole, ma la mia domanda di sclerosetta che tentava di trovare un sostegno in AISM, supportando a mia volta l'associazione con il mio contributo fattivo, è un'altra: QUANTO e COME il sostegno economico di Merck Serono (e/o di altre aziende farmaceutiche) influenza le azioni di AISM? È lecito pensare che l'associazione sia quanto meno "riconoscente" alle industrie farmaceutiche che sovvenzionano gli incontri? È possibile che questa "riconoscenza" venga trasformata a sua volta in contributi economici derivati dalle raccolte fondi? E i medici, legati a doppio nodo al comitato scientifico della FISM e a quello della fondazione di un'azienda farmaceutica possono essere scevri da ogni condizionamento nel "prescrivere" questo o quel farmaco, ricordiamoci PREVENTIVO, e nel diagnosticare la malattia?


E ora, sclerosetti, mi rivolgo a voi. A tutti voi, a voi che prendete i farmaci, a voi che credete in AISM e che siete anche in Young, a voi che gli dedicate il vostro tempo libero e lo fate con tutto il cuore, a voi che lí vi sentite a casa, pur stando lontani dalle vostre famiglie, a voi che siete stati rivestiti di incarichi importanti all'interno dell'associazione, a voi che avete creato un gruppo chiuso su Facebook per piangere insieme sul vostro dolore, a voi che ogni giorno, ogni settimana state male, a voi che avete affidato la vostra esistenza ad un perfetto sconosciuto, il medico. Vi chiedo: se voi, se noi non fossimo malati e esistesse un mondo libero dalla sclerosi multipla, che ne sarebbe di AISM? Chi raccoglierebbe i fondi, in piazza, a titolo GRATUITO per giorni e ore? Quanto costerebbero degli impiegati REMUNERATI? Quanto costerebbe il vostro impegno, il vostro tempo dedicato GRATUITAMENTE all'associazione? AISM vuole un mondo libero dalla sclerosi multipla, ma quanto è libera AISM dall'influenza delle case farmaceutiche? E dato che mi sono posta tutte queste domande, comincio a chiedermi se l'associazione sia parte di un sistema stranamente perverso che si autoalimenta, composto da medici, farmaci e malati, nel quale i malati prendono i farmaci dati dai medici, sovvenzionati dalle industrie farmaceutiche che sponsorizzano le fondazioni, le quali a loro a volta sovvenzionano la ricerca scientifica per i nuovi farmaci con i fondi raccolti dai malati nelle piazze per conto delle associazioni. Qualcosa non torna?!

domenica 24 maggio 2015

Quando cambia tutto, tutto cambia

È un po' di tempo che mi va di scoprire il volto, buttare giù la maschera...la mia è una bella storia e sto cominciando a raccontarla anche nel mondo reale a coloro i quali non osavo. Perché no? Alla fine, vorrei aiutarvi tutti. E vorrei non avere più paura di condividere la malattia che credevo potesse penalizzarmi sul lavoro o farmi compatire. Così ai miei amici del Progetto Natura di via della Farnesina, ho raccontato la mia storia. E poi a scuola, alla dolce Barbara, che volevo sorprendere, raccontandoglielo e invece mi ha sorpreso lei, dicendomi che lo sapeva già! Eccomi qua. E oggi ho pubblicato la mia foto attuale con lo sguardo innamorato. Sono questa. Piacere.
Venerdì lezioni aperte ai genitori dei miei piccoli alunni ed è stato meraviglioso. Mi sono sentita nei miei panni e quanto tempo l'ho desiderato! Grazie a tutti.
Tra poco andrò a prendere Robert e Daniela all'aeroporto. Lui, il mio ex ragazzo tedesco, ormai mio parente stretto e la sua dolce metà. Dresda a Roma...si! Quante emozioni, quante cose da raccontarvi.
Thank you teacher Giuliana!:)

mercoledì 6 maggio 2015

Egoismo di sopravvivenza

Siccome la notte invece di dormire o fare l'amore guardo il soffitto, ho pensato di disquisire su un tema a me caro che ho battezzato egoismo di sopravvivenza. (Intendiamoci: la notte faccio l'amore e dormo, ma ultimamente mi sveglio sempre alle 4 o alle 5 e "cazzeggio" immersa nei miei pensieri fino a quando tutti a casa non si sono svegliati). L'egoismo di sopravvivenza è quel sentimento di protezione verso se stessi che ci consente di sopravvivere alle intemperie di alcuni momenti di vita più difficili, proteggendoci dalle incursioni emotive e ansiose delle persone che abbiamo a fianco (parenti ed amici). Io ho imparato a proteggermi in questo modo quasi subito dopo la diagnosi; più o meno dopo aver cominciato a realizzare che dovevo affrontare una malattia complessa. Certamente, dopo la diagnosi è cambiato tutto e, se da un lato necessitavo dell'affetto dei miei cari, dall'altro avevo bisogno di un più ampio spazio di manovra per ritirarmi su. Non potevo tenere l'ansia di chi avevo intorno, perché già la mia era un fardello troppo pesante. Mi ricordo che mia madre un giorno mi disse che "li avevo sbattuti fuori dalla mia vita", ma semplicemente, stavo pensando a me, prendendo le misure per capire come fare per risollevarmi e non avevo le forze per pensare a nessun altro. Ce l'ho fatta. Ed uno dei grandi insegnamenti che questo avvenimento della mia vita mi ha dato, è che in casi di emergenza bisogna essere egoisti per la necessità di sopravvivere. È un po' come il principio di emergenza in aereo, secondo il quale, devi assolutamente mettere la mascherina tu per primo, altrimenti non solo soccomberai, ma non potrai neanche aiutare gli altri. Questo principio continuo ad applicarlo anche quotidianamente se necessario. Mi sono ammalata anche per non averlo applicato prima. Ora prima penso a me e sono solida nella mia stabilità e poi, se ho tempo, voglia, possibilità e non mi reca danno, penso agli altri. 
Adesso resta da trovare una soluzione per dormire otto ore di fila: in teoria va tutto bene, ma in pratica alcuni piccoli pensieri mi turbano. Insomma, ho sconfitto una malattia? Di cosa posso aver  mai paura?! 

venerdì 24 aprile 2015

Io voglio solo ridere :)

Gia'. Io voglio solo ridere. Anche se è una frase presa in prestito da una ragazza che ha la sclerosi come me, la sto sentendo molto mia, negli ultimi tempi. Infatti ultimamente guardo più spesso Zelig, Colorado, Comedy Central in TV. E poi vado anche all'Oppio Caffè a vedere di persona i comici di Comedy Central, a teatro ad assistere a vari spettacoli comici e guardo film che mi fanno ridere. Ho bisogno di ridere Katia, proprio come hai scritto tu una volta su Facebook: "Io non voglio consigli. Voglio solo ridere". In qualche modo, chi convive con una malattia o ha sofferto, non ce la fa a stare sempre sul pezzo. Ho abbandonato interferoni e dottori da tempo, ma ricordo i fiumi di lacrime che ho versato e quando, all'ennesimo colpo, sentivo come se il mio cuore fosse stretto in una morsa. Ho anche riso, ma era diverso. Ho cambiato alimentazione, sono guarita, ma ogni tanto ho bisogno di fare pane e cioccolata e, a volte, mi sfondo di gelato tradizionale, nella mia gelateria preferita. Senza pensare che questo e quell'alimento mi fa male, che la caseina innesca il cancro, che il vino non dovrei berlo, il caffè ossida e la coca-cola è tossica. 'Sti cazzi. Alle volte ho necessità di godermi la vita e basta e di guardarla dall'alto con leggerezza, come diceva Italo Calvino. Però stasera, questa mattina anzi, non riesco proprio a dormire...e sono giorni che mi sveglio in piena notte e non dormo più. Dunque eccomi qui sul blog, alle 5.30 di mattina, aspettando che si faccia giorno e il sole sorrida come sempre. La felicità è un modo di viaggiare...ricordiamocelo.
E, a proposito di viaggiare, qualche settimana fa ho avuto il piacere di conoscere personalmente Pierre e Federica, il giorno prima di una loro grande avventura: Roma-Catania in bicicletta! Per chi non conoscesse Pierre, andate a visitare il suo sito o la pagina Facebook, scoprirete un mondo ecosostenibile e alternativo, un diverso modo di viaggiare per non diventare ciechi, ma soprattutto potrete annusare cosa vuol dire "pedalando mi perdo".
https://www.facebook.com/pedalandomiperdo
http://pedalandomiperdo.it
Ai prossimi ravioli;)

Pierre a casa mia mentre ci prepara i ravioli veg:).

sabato 4 aprile 2015

Amore incondizionato




Ciao a tutti, belli e brutti, ma soprattutto ai brutti che sono tanti e non lo sanno. A Pasquetta finalmente inauguriamo la casa nuova. Non si tratta dell'inaugurazione ufficiale: probabilmente non la faremo mai, ma semplicemente stiamo qui con un po' di amici a chiacchierare sperando che il tempo ci assista. In questo periodo lavoro tanto e le lezioni incrementano senza che io faccia nulla in realtà. Forse ho seminato prima e ora sto raccogliendo: ne sono felice :). Per un periodo di tempo sono tornata a lavorare dai miei, grande opportunità di lavoro extra che non tutti hanno, ma è più forte di me: proprio non mi piace. E non piace a mia madre che non mi piaccia; come se questo mio "rifiuto" equivalesse a rifiutare lei. Ovviamente non è così, anche se sotto sotto, in fondo al mio cuore, io ce l'ho ancora con i miei per alcuni motivi. In un certo senso, mi sono sentita derubata della mia giovinezza, della mia innocenza, del mio diritto all'ozio, "scegliendo" di lavorare nel negozio di mio padre da quando avevo quindici anni, per scappare dalle imposizioni di mia madre che mi voleva obbligare a pulire casa, visto che ero di sesso femminile. Dalla padella alla brace, non ne sono più uscita. Mi piaceva disporre di denaro mio senza chiederlo gratis a casa, anche se sarebbe stato un mio diritto di figlia farlo. E così lavoravo mentre i miei coetanei dormivano fino a tardi. Poi, più avanti, mi sono sentita dire sempre che i laureati erano stupidi e non capivano niente, sentendomi in colpa perché ero l'unica in famiglia, da generazioni, ad aver studiato (a parte una zia, 25 anni prima) e cercando di non ostentarlo. Il giorno della mia laurea mi hanno fatto nera. Mio padre non è venuto perché non poteva chiudere il suo negozio il giorno della mia laurea, sicché non è venuto neanche mio fratello. Mia madre, appena uscita dall'università con me, neo-laureata, mentre raccontavo un aneddoto sulla città di Sutri, mi ha subito incalzato: "Adesso che sei laureata però, non ti montare la testa". Davanti all'ex ragazza di mio fratello. Arriviamo nel negozio di mio padre e mia zia Emma si congratula con me carinamente, mentre altri due zii, incazzati e invidiosi come serpi, davanti ai miei amici e alla mia famiglia, mi dicono: "Quanto hai preso? 102? E che è? E' un po' pochino, non trovi?!". Anche mio padre aveva tentato di dire una cosa del genere, ripensandoci, ma soprattutto nessuno mi ha difeso di fronte a queste cattiverie gratuite, in un giorno in cui avrei dovuto essere felice e orgogliosa di me stessa, vista la fatica fatta per laurearmi, lavorando e mantenendomi da sola da un anno e mezzo e sentendomi dire quasi tutti i giorni che i laureati non capiscono un cazzo. Ma la persona con la quale sono più arrabbiata sono io, per non aver detto nulla, per non essermi difesa, per non aver detto: "Ma che volete? Rosicate perché in dieci non fate neanche un diploma?!" O più semplicemente, senza cattiveria, ce l'ho con me per non aver difeso il mio diritto alla felicità e a gioire per me stessa. Questo mio continuo ingoiare, buttare giù, mi ha portato ad ammalarmi. E se ci penso, mi fa male, e sono arrabbiata, di rabbia repressa troppo a lungo.
La diagnosi é stata la mia salvezza. Ad un certo punto, io ero più importante di tutto e di tutti, per me stessa. Questo nuovo modo di considerarmi mi ha fatto prendere delle decisioni che chi mi stava intorno non ha gradito. Mio fratello si faceva portavoce di una voce che non riusciva più a riprendermi, quella dei miei. "Giuliana, torna in te!". Invece, io non ero mai stata meglio perché finalmente agivo per il mio benessere. Ma quando dici sempre di si, non crei questioni, non reagisci mai anche se vieni insultata e fai tutto ciò che chi ami si aspetta da te, nel momento in cui cambi e cominci a rivendicare i tuoi diritti, i tuoi spazi, la tua libertà (anche di dire no), le stesse persone si ribellano, tacciandoti di egoismo e follia. E ti abbandonano, dicendoti che se se ne vanno è colpa tua, perché sei tu che sei cambiata. 
E cosí, mia madre, che forse mi vorrebbe a negozio, (magari sulla sedia a rotelle montata su un carrello che non si vede, come mi disse una volta!!), sposata con un gran lavoratore, con prole a carico e che fossi sempre disponibile a farle compagnia quando lei lo vuole, mi urla che "Io sto facendo un errore dietro l'altro"; senza contare che tutto ciò che oggi ho, salute compresa, me la sono guadagnata con gran fatica, nonostante tutte le avversità e i miei errori che, tutto sommato, sono contenta di fare. 
E ce l'ho con i miei perché non mi sento mai sostenuta e accolta. Anzi: se non faccio quel che vogliono loro, mi sento di subire una specie di mobbing indifferente, silenzioso, punitivo. Uno schema distorto che si allontana da ciò che un figlio ha diritto di meritare, secondo me: l'amore si, ma incondizionato.

sabato 14 marzo 2015

Il mondo dei bruchi

Ciao!!! Giorni di grande lettura, introspezione ma anche di azione. Si ricomincia, si riparte con i corsi (naturopatia, PNL, recitazione, narrazione...). Il cervello va a cento all'ora, il cuore ancor di più. Sarà il mondo dei bruchi in cui vivo, come dice mio fratello...eppure l'empatia che mi pervade in alcune occasioni mi rimescola tutto dentro. 
A scuola sono diventata la maestra Giuliana. Ci sono delle giovani, piccole persone che ti pongono delle domande e, anche se per breve tempo, hanno bisogno di appoggiarsi a te. Chi l'avrebbe detto? Se questo è il mondo dei bruchi in cui io sto vivendo ora, mi piace molto. Con tutte le difficoltà del caso. I bambini sono una cosa seria. Non puoi dire una cosa così, pour parler. Loro ti ascoltano e si ricordano di quello che dici. Si ricordano le promesse che fai loro. Non è un mestiere da poco, semplice o che san fare tutti, come credono tanti; ha meno a che fare con CIÒ che insegni e più con COME lo fai. Ed io ho tanto da imparare:).


Il 21 giugno alle ore 19 e alle ore 21 siete tutti invitati al Teatro delle Maschere a Trastevere. Il primo spettacolo della mia vita, anzi! I primi due e nella stessa sera! Ebbene sì. Ho tanta paura ma sono contenta di mettermi alla prova. O la va o la spacca. Se faccio brutta figura, fate finta di non conoscermi. ;) https://www.teatrolemaschere.it/il-teatro/dove-siamo/


Prossimi corsi: naturopatia (secondo anno) e PNL per 3 mesi. E speriamo di imparare ciò che occorre  e ci interessa nonostante tutto. Date un'occhiata al mio post sulla serata di un rinomato "life coach". 
State belli e senza paura.

domenica 1 marzo 2015

Guardona ;)


Sono diventata guardona: da tempo, spizzo i carrelli della spesa altrui, per vedere cosa hanno acquistato i miei vicini di coda. E' una vera ossessione! Sarò diventata ortoressica...:).
Oggi una dolce famigliola ha poggiato il suo bottino sul rullo della cassa: mortadella confezionata, merendine (una scatola per ciascun figlio), succo d'arancia confezionato e latte fresco...A volte vedo cose inenarrabili. D'accordo, sono diventata vegana, quindi penserete, esagerata. Vi concedo questo vantaggio, ma ditemi cosa mangiate e vi dirò chi siete. Sarà per i miei trascorsi da ex cassonetto, sarà per via del mio pentimento e del pensiero che ogni tanto mi frulla in testa di ingurgitare zozzerie. Sono un ex strachimica, una drogata di cibo e, a volte, ho ancora i miei pensieri "impuri" che metto in pratica con cose migliori rispetto a prima. Tuttavia, ho notato la disinformazione alimentare che pervade i consumatori. Al di là delle motivazioni etiche, non è così grave mangiare ogni tanto una zozzeria come un pacchetto di Fonzies o una merendina o bere una bibita gassata: si sa che fanno male. Il punto è mangiare alimenti e "prelibatezze", seppure fatte in casa, pensando che siano genuine e NUTRIENTI. L'ignoranza fa più vittime degli incidenti stradali. E noi siamo immersi fino al collo in questa ignoranza alimentare, pervasa da bombardamento pubblicitario, le quote latte, la baggianata della dieta mediterranea e la credenza popolare (sostenuta anche da alcuni medici) di mangiare un po' di tutto. Poi, però per fortuna, arriva Pippo Franco con The China Study a Porta a Porta e mi parla dei benefici del veganesimo e Walter Nudo con discorsi sui cibi alcalini che la Parodi glissa con malcelata seccatura, perché se non è sugna de maiale condita col burro di arachidi, lei non sa neanche de che se parla, e allora penso che quest'ignoranza non ha a che fare con le possibilità economiche di ciascuno di noi, né con le lauree o lo status sociale. No, dipende dalla forma mentis, dalla tua ricerca, dal tuo voler comprendere al di là delle verità comunemente accettate. E mi rincuoro, perché la possibilità di cambiamento è infinita e dipende soltanto da noi. Cominciate a ricercare!

domenica 25 gennaio 2015

Sclerosette da Valdo Vaccaro :)


Giovedì 15 gennaio, Max, Marcello, Pierluigi e la sottoscritta siamo andati alla conferenza di Valdo Vaccaro! Sclerosette, Fronte Libero e Compressamente presenziavano l'evento: Marcello e Pierluigi sono due miei "colleghi" di Fronte Libero; inoltre, Marcello ha due blog suoi, Compressamente e Mente Olistica...date un'occhiata;). http://compressamente.blogspot.ithttp://menteolistica.blogspot.it
Grazie all'immancabile Max che, alle mie spalle, ha organizzato il nostro incontro direttamente lì.
È stato emozionante rivedere Valdo Vaccaro dopo due anni dal nostro primo incontro (eh già: siamo vegani da due anni!) anche perché chi lo stima, ha tremato per la sua rovinosa caduta dal quale si sta riprendendo con fatica. http://frontelibero.blogspot.it/2013/04/incontro-con-valdo-vaccaro.html
In mezzo al pubblico ascoltavo temi a me ormai familiari ed ero felice. Ero felice del fatto di essere lì con Max, Pierluigi e Marcello. Ma soprattuto avrei voluto alzarmi, prendere il microfono e dire: "Valdo, si ricorda di me? Avevo la sclerosi multipla e ora guardi come sto!". Invece sorridevo ma mi sono vergognata e gliel'ho detto solo alla fine della conferenza, in disparte, quando siamo andati a salutarlo e a portagli della curcuma. Effettivamente, anche lui, gentile come sempre, mi ha detto che avrebbe condiviso volentieri con tutti il mio caso. Magari un'altra volta Valdo: è così bella questa storia da non sembrare vera. Come se un nero si guardasse allo specchio e pensasse di essere bianco.  
Se volete dare un'occhiata ai temi trattati nella conferenza, cliccate su questo link: