Fa' che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo. E soprattutto: medico, se magni, fumi e bevi come un cesso rotto e sei il ritratto dell'insalubrità e dell'infelicità, non mi venire a parlare di salute!!!
Ippocrate (la prima parte;))

giovedì 24 novembre 2011

Lo space clearing continua

Sono senza speranza o la sto guadagnando moooolto lentamente! Ho cominciato lo space clearing delle fotografie...penserete non ci sia niente di strano o di difficile, se non fosse che, negli anni passati e per circa 15 anni, ho scattato fotografie come se fossi stata figlia illegittima di una coppia giapponese. Allucinante!!! Tanto per cominciare, lo space clearing continua con oggetti e vestiti di varia natura: se e' vero che ho accumulato per anni, adesso sto smaltendo tutto! Vendo, butto, regalo, riciclo...essere sommersi dagli oggetti inutili, non e' una bella sensazione. Ma il peggio non e' ancora finito: fino a qualche anno fa ero attaccatissima alle fotografie. Ne scattavo a bizzeffe quando c'erano i rullini e ancor di piu' in digitale. Scattavo foto in ogni occasione, feste mie e degli altri, giorni qualunque, giorni importanti, a clienti, amici e parenti, interi reportage. E non contenta, mi facevo fare le copie delle foto scattate dagli altri; sicche' di un determinato momento immortalato mi sono ritrovata, alle volte, cinque-sei-sette-otto scatti. Con le mie foto ho riempito 6 casse di cartone quadrate dell'ikea. NCS, NON-CI-SIAMO. E allora ho cominciato a dividerle, tra quelle che mi terro', quelle che buttero' e quelle che regalero'. Mi sono veramente meravigliata di me stessa...avevo una specie di ossessione....6 casse di cartone!!! 


D'accordo: l'accumulo e' sintomo di insicurezza e denota una rappresentazione di se' incerta ed e' sintomo di antiche ferite...ma io sono guarita! Ed e' per questo che le foto stanno prendendo nuove direzioni. In men che non si dica, ripuliro' tutta la mia vita dagli oggetti inutili e vivro' i momenti fotografandoli dentro di me. Come dice una ragazza chef che conosco, state belli.

martedì 22 novembre 2011

Corto circuito


Notte a tutti, belli e brutti e anche a chi mi fa incazzare...in notturna sono piu' prolifica dal punto di vista della produzione sclerosettiana, vale a dire che, quando non riesco a dormire, scrivo di getto come un fiume in piena. Mi piace rifugiarmi in quest'angolo solo mio, dove, scusate il francese, posso scrivere quel cazzo che mi pare. E allora, dai, vi racconto per bene il mio corto circuito. Ultimamente, avete visto che ho aggiunto una frase all'introduzione del blog: sclerosetta per corto circuito scleroblogger per scelta. Che vuol dire per corto circuito? Bisogna fare qualche passo indietro alla diagnosi, forse anche qualcuno in piu' di qualche e vedere che persona ero prima di questa maledetta/benedetta diagnosi. Non so bene neanch'io da dove cominciare...ero un tipo che correva sempre, che faceva tutto in fretta, per sbrigarmi...per andare dove o fare cosa non lo so. Mangiavo in fretta, bevevo in fretta, fumavo in fretta e cosi' via, senza gustarmi niente. Facevo anche tre cose insieme, come parlare al telefono con un'amica, mandare avanti la lavatrice, fumare una sigaretta o spizzicare. Niente aveva gusto e tutto sembrava uguale. A quindici anni ho avuto la malaugurata idea di chiedere ai miei se potevo lavorare nel loro negozio per guadagnarmi la paghetta, che pensavo di non meritare "gratis" nonostante la mia tenera' eta', e i miei, piu' scellerati di me, che non mi avrebbero mandato in discoteca alla stessa eta', accettarono la mia proposta. Sicche' dai miei 15 anni in poi, durante tutte le mie vacanze (pasquali, natalizie, estive), lavoravo tutte le mattine fino all'una. E non ho piu' smesso. Finito il liceo, ho frequentato la Scuola per Interpreti e Traduttori, poi l'universita' e lavoravo part-time, quando non frequentavo le lezioni. Alla scuola interpreti, che era vicino al negozio, andavo ogni mattina, poi tornavo in negozio a lavorare, poi di nuovo a scuola o viceversa. Del resto scuola e negozio erano cosi' vicine, che potevo fare l'una e l'altro! All'universita', mi recavo soltanto a fare gli esami, quindi potevo lavorare tutti i giorni, domeniche e feste comprese. A vent'anni ho deciso di andare in Germania per studiare il tedesco, frequentavo i corsi all'universita', mi piaceva tanto e cosi' ho fatto per molti anni. Per almeno un mese l'anno riuscivo a scappare lontano dalla mia vita e da quel lavoro che non mi piaceva! Lo studio sembrava una scusa plausibile, perche' a casa mia o lavori o studi, e se lavori e' meglio, l'ozio non e' una possibilta' contemplata. Finita l'universita', mentre cercavo un'occupazione che mi gratificasse e facevo concorsi per avere una vita migliore rispetto a quella che avevo avuto fino a quel momento, lavoravo nel negozio dei miei per otto ore al giorno, di sabato, le domeniche e i festivi compresi, ormai per mantenermi, perche' vivevo da sola. Mio padre non e' venuto neanche alla mia laurea e neanche mio fratello, perche' dovevano lavorare, talmente a casa mia, non gliene fregava un cazzo a nessuno dei miei studi e dei miei desideri. Il lavoro al primo posto. Ma io continuavo a lavorare per mantenermi e studiare per concorsi vari... quel lavoro, non l'avevo scelto, l'avevo subito da quando ero bambina. Da quando avevo 15 anni e, forse anche prima vista la mentalita' che c'era in casa mia, credevo di dovermi guadagnare i soldi che chiedevo ai miei. Anzi, non li chiedevo, lavoravo per averli. Tra i vari concorsi che ho fatto, mi sono impegnata soprattutto per diventare guida turistica della mia citta', declassandomi, dal momento che vi poteva accedere chiunque avesse un diploma (mentre io avevo una laurea e un diploma di traduttrice). Ma io, di legno, volevo far di tutto pur di non restare in negozio. E allora, tutti i giorni verso le otto prendevo la bici, andavo al centro, studiavo con un gruppo di amici, girando per la citta', visitando chiese, musei e quant'altro, poi riprendevo la bici, tornavo per l'una e lavoravo fino alle otto di sera. Tutti i giorni, senza pausa: domenica comunque lavoravo (una si una no), mentre il mercoledi' (il giorno di chiusura) andavo con il gruppo di studio a villa Adriana, Subiaco, Velletri...a visitare chiese, musei e quant'altro. Questa vita per un anno circa o anche piu'. Poi, la casa, le cene, gli amici, il fidanzato e cosi' avanti e cosi' via....ero piena d'impegni da quando avevo quindici anni e non mi sono mai fermata. Avevo paura di stare sola, ma non lo capivo. A novembre 2007, a ventotto anni, sono scoppiata: corto circuito. Il mio corpo, con piu' sale in zucca di me, ha detto basta.


Avevo la sclerosi attiva con parestesie alle mani (formicolio persistente), ero sfinita fisicamente e mentalmente. Ho effettuato la prova scritta del concorso con la SM attiva, inconsapevole ma distrutta, incapace di concentrarmi e di tenere correttamente la penna in mano. L'ho passato quell'esame, non l'ha passato il neurologo che mi visito' all'epoca: non riscontrando anomalie nell'esame elettromiografico, penso' bene che il mio fosse un semplice stress e mi prescrisse degli psicofarmaci. Anzi no, non lo fece, perche' gli dissi di lasciar stare, lo stress sarebbe passato con una camomilla. Boom. Corto circuito, ero diventata una sclerosetta, ma ancora non lo sapevo.  Ero esplosa e non potevo farci niente. Ero una che si teneva tutto dentro. Se qualcuno mi faceva un torto o semplicemente qualcosa che non mi andava giu', non riuscivo a reagire, soccombevo, ingoiavo, portavo il peso sulle spalle. Perche'? Non lo so, ma finalmente, ad un certo punto, sono andata in tilt. Qualcosa nel profondo di me stessa si e' ribellato al posto mio. Ho cominciato ad essere depressa, stanca, non avevo piu' voglia di andare in negozio a svolgere quel maledetto lavoro. Ho cominciato a sentirmi male per non andare, non riuscivo a chiedere aiuto. Mi vergognavo a dire ai miei: non mi va di venire, non ne posso piu' del VOSTRO lavoro e allora mi sono sentita male. Non pensavo pero' che al culmine di questo malessere durato mesi, mi sarebbe piombata sulla testa una vera diagnosi: sclerosi multipla. Ero malata davvero! Credevo soltanto di avere un malessere dell'anima e invece c'era pure la SM! Fui catapultata in quello che sembrava il mio incubo peggiore: "Noi pensiamo che sia sclerosi multipla". E io che credevo di essermi immaginata il malessere per non andare a lavoro, ce l'avevo davvero ed era anche una cosa seria. Il corto circuito avvenuto nove mesi prima stava dando i suoi frutti. Quella che sembro' l'apice della tragedia, la diagnosi, in quel 5 agosto 2008 caldo e triste, fu la fortuna della mia vita. Qui si apre un altro capitolo della storia, che tante volte ho nominato e ho spiegato. Un capitolo in cui ho sofferto tanto, ma in cui mi sono trovata, ho scoperto me stessa, chi sono, che cosa voglio, che cosa non voglio. A me, la diagnosi m'ha shakerato il cervello e mi ha fatto diventare sana. Perche' da quando sono malata, vivo come se fossi sana. E questa parte della storia, ve la racconto la prossima volta. Buona notte.






sabato 19 novembre 2011

Nina Hagen - Hatschi Waldera 1975


In piu', stasera sono pure raffreddata, quindi beccatevi questo!
Bacini bacilli!

Stasera so' incazzata...


...perche' ho un sacco di piccole seccature da risolvere. Non so nel resto del mondo, ma l'Italia e' diventato un paese in cui tutti cercano di fregare tutti. Tutti contro tutti. E quindi, mi ritrovo a dover discutere con la mia ex compagnia telefonica che mi richiede dei soldi non dovuti, una tipa che vuole spillarmi denaro a seguito di un incidente cretino, (in cui aveva torto lei), l'amministratore di condominio che non fa un'assemblea da tre anni e ora richiede soldi arretrati tutti insieme...siamo tutti impazziti?
Mi capita che qualcuno mi chieda come sto e che io risponda che sto male e domando a mia volta come sta il mio interlocutore, a volte per educazione, altre perche' m'interessa. E questo/a si sente in dovere di fare il solito preambolo: "Certo, rispetto ai tuoi problemi, le mie sono cazzate...". Ao, ma che palle! Io stasera so' incazzata perche' l'amministratore vuole fare le nozze coi fichi secchi, non per la sclerosi. Ragazzi, la SM per fortuna, non e' il centro del mio mondo, m'incazzo pure se mi si spezza un'unghia quando ho appena fatto il manicure! E' cosi', credetemi! Non voglio farmi portavoce di tutti gli sclerosetti del mondo, pero' per quanto mi riguarda, vi posso assicurare che m'incazzo per (quasi) le stesse cose per cui s'incazza uno sano. Vediamo...mi arrabbio quando Max mi lascia i calzini a terra, quando America non fa quello che le chiedo, quando qualcuno mi vuole fregare, quando l'automobilista davanti a me fuma, parla al cellulare e si scaccola contemporaneamente andando a due allora mentre io ho fretta...E poi, mi secco anche per motivi molto piu' futili, come lo smalto che si sbecca (in cima alla lista), quando i capelli non prendono la piega che voglio io, quando quella di sopra cammina con i tacchi alle tre di notte e quando non perdo 10 kg in una sola settimana..mi sono capita ??! E' brutto dirlo...ma ci sia abitua a tutto...anche alla propria malattia. E io, alle volte, neanche me la ricordo.
Leggevo giorni fa uno dei primi post che ho scritto, Con quello che hai pensi a queste cose del 22 novembre 2009 e pensavo, a distanza di tre anni, che quell'imbecille di amica che avevo, aveva riassunto in questa frase volgarmente stupida e villana, una preconcetto che molte persone sane hanno su noi sclerosetti o sui malati in genere. Quella mezza donna mi voleva far notare che "ue' le cose mondane, le incazzature, la vita "normale" non e' affar tuo, tu sei malata e in quanto tale, essere umano di serie b". Tanto meno non esiste che tu te la prenda se una ti manca di rispetto! Ma stiamo davvero scherzando? Ma lo sapete che da quando ho la SM mi rispetto di piu', sono piu' esigente con gli altri e mi sento una gran figa? E lo sapete che stasera mi girano per tutte quelle stronzate pseudoburocratiche che, come dice Max, te le fanno sciallate????? Dumme Leute raus!!! Fuori gli stupidi!!!

sabato 12 novembre 2011

Divertissement


Ciao! Mi sto pregustando la visione del film dei Soliti Idioti...sono una dei tanti fan che li segue! Gusti cinematografici a parte, mi andava di scrivere qualcosa di leggero, di cazzeggiare. Sento il vento di cambiamento intorno e, a volte, mi chiedo se sono io. Chi lo sa? E cosa importa? Ho deciso di seguire il flusso che mi porta, sto andando e sto cambiando e questo e' cio' che importa. Dai cazzoooooooooo!!!!!!!

domenica 6 novembre 2011

Storia seria e semiseria di un ex cassonetto

Ciaooooooooo. Sapete tutti che cos'e' e com'e' fatto un cassonetto?Un cassonetto è un contenitore di materiale metallico o plastico utilizzato per la raccolta dei rifiuti. (Fonte: Wikipedia).


Questo nella foto sopra e' davvero carino, cio' non toglie che la sua funzione resta quella di accumulare rifiuti. Ebbene sclerosetti, questa ero io fino a tre anni fa! Questa definizione che mi sono auto-attribuita deriva dal fatto che mangiavo senza regole alimentari, ma soprattutto senza alcuna norma dettata dal buon senso. Per me, mangiare era uno stato d'animo e il concetto di igiene alimentare, parole vuote da manuale medico. E la cosa piu' grave e' che ero convinta di mangiare bene!!!!!!! E' proprio vero, l'ignoranza fa piu' vittime degli incidenti stradali. Cerchiamo di capire come smangiavo:
  • Mangiavo per alimentarmi, per necessita', non per piacere;
  • Sceglievo gli alimenti in base alle confezioni (colore e immagini) che piu' o meno mi suscitavano sentimenti di calore familiare o, a periodi, che avevano il mio colore preferito (rosa, fucsia e viola);
  • Cucinavo poco, male e controvoglia se ero sola; 
  • Cucinavo spesso, male, ma con tanto impegno e affetto se invitavo gli amici (spesso e volentieri, ma ho scoperto essere degli scrocconi malati di solitudine, che pur di non stare a casa propria, venivano a mangiare da me e si lamentavano pure del menu' venendo a mani vuote);
  • Bevevo alcolici e superalcolici;
  • Fumavo;
  • Bevevo quantita' industriali di caffe' e cappuccini:
  • Mangiavo alimenti scadute se capitava;
  • Cenavo spesso con gli aperitivi (quelli che una mia amica battezzo' le "cene pulciare", pagate 5 euro e piene di avanzi e immondizie economiche resuscitati per l'occasione da alcuni gestori di bar e baretti);
  • Mangiavo le patate il giorno dopo la cottura, ignara del fatto che fanno male!!!;
  • Ma soprattutto, NON LEGGEVO LE ETICHETTE DEGLI ALIMENTI CHE ACQUISTAVO!
Ce credo che me so' ammalata, anzi! Strano che non mi sia preso niente di peggio!!! Oggi invece mi definisco con molto orgoglio un ex cassonetto, consapevole di cio' che ero, ma soprattutto di cio' che sono oggi. E questo post lo scrivo per tutti quelli che oggi sono come ero io e pensano di non potercela fare. Cassonetti di tutto il mondo, la veramente vera verita' ce l'ha insegnata Rocky Balboa tanto tempo fa: "Se io posso cambiare...e voi potete cambiare...tutto il mondo puo' cambiare!"



Allora, cerchiamo di riassumere i punti focali della mia rivoluzione, perche' se mangi bene, cambi modo di pensare. (E non so cosa accada prima e cosa dopo...).
  • Ho cominciato a documentarmi su riviste e libri di alimentazione;
  • Ho smesso prima di bere caffe', poi di fumare;
  • Ho smesso di bere alcolici e superalcolici (mi concedo, ogni tanto, buon vino senza solfiti);
  • Non mangio piu' alimenti scaduti;
  • Alcuni alimenti li mangio soltanto bio, ad es. uova e dado granulare. Quando le mie finanze non me lo permettono compro verdure non bio e le disinfetto col bicarbonato;
  • Consumo le patate il giorno stesso in cui le ho preparate; 
  • Non scelgo piu' gli alimenti in base al colore della confezione ma LEGGO TUTTE LE ETICHETTE DI OGNI COSA CHE COMPRO!! 
  • Mangio fette biscottate fatte con olio d'oliva;
  • Uso olio d'oliva esclusivamente italiano e spremuto a freddo;
  • Compro alimenti la cui tracciabilita' sia possibile. Quindi, prodotti italiani e anche a filiera corta, non per razzismo, ma per garanzia della freschezza e qualita' degli alimenti;
  • Tra gli ingredienti che cerco di evitare: glutammato monosodico, olio di palma, amido modificato di mais, conservanti, aromi e tutto quello che non capisco;
  • Preferisco alimenti che abbiano POCHI ingredienti;
  • Se posso, faccio cucinare Max che e' molto piu' bravo di me. Se non gli va, cucino io con tanto amore.
In ultimo, se non avete voglia di perdere due ore di tempo per fare la spesa e non volete documentarvi, pensate a quanta tempo passate in fila per entrare in una discoteca o quanto aspettate per farvi belle dal parrucchiere. L'alimentazione e' una cura di bellezza! Da quando mangio bene, sono diventata una fica!
Non si cambia da un giorno a un altro, ci vuole volonta'. Se oggi sono promossa a cestino per la carta (di strada ne ho ancora tanta) e' merito mio, ma anche merito di Max, che soprattutto i primi tempi, mi pungolava spingendovi a cambiare alimentazione e stile di vita, mentre io continuavo con uno stile di vita sregolato per la necessita' di "sentirmi normale". Ricordatevi: il concetto di normalita' e' stato abolito negli anni '70 e quando ci piove addosso una diagnosi di SM, nulla resta come prima, ma cambia tutto. E questo e' il bello!

Potere agli sclerosetti cassonetti!