Fa' che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo. E soprattutto medico: se magni, fumi e bevi come un cesso rotto e sei il ritratto dell'insalubrità e dell'infelicità, non mi venire a parlare di salute!!!
Ippocrate (la prima parte;))

venerdì 23 aprile 2010

Le mie punture

Non le ho ancora contate, le mie punture, ma è più di un anno che le conservo per un'opera incompresa, che forse serve soltanto a me e che vi farò vedere. Vi ho raccontato di come ossessivamente quasi le tenga da parte nei contenitori per lo smaltimento di siringhe. Come una tossica. Vi ho spiegato anche della mia terribile paura con l'appuntamento trisettimanale con l'interferone. E che la paura derivava da uno choc avuto in tenera età, a seguito di una lunga e dolorosa cura a base di pennicillina. E' tutto vero sclerosetti miei, però c'è dell'altro. In realtà, ho scoperto che la mia paura per le punture che faccio da più di un anno per la mia sclerosi, è paura della sclerosi stessa. Quando preparo l'inniettore, inserisco la puntura e poi sparo, mi ricordo quello che ho, che sono malata. Ho impiegato più di un anno per capire questa verità. Ed esserne consapevole mi fa sentire meglio. In realtà, da circa un mese o due, non ho più paura. A volte, dimentico pure il mio appuntamento settimanale, per ricordarlo all'ultimo minuto. A volte tiro fuori molto prima la puntura dal frigo e me la faccio prima di mangiare, prima di uscire a cena con gli amici o andare al cinema. Non sto più in tensione un giorno prima o un'ora prima. Lavo i piatti, vado all'Ikea, porto fuori Amélie (la mia cagnetta) e sono felice. Sclerosetti miei, la vita è bella.

La normalità nella diversità


Un bel buon giorno a tutti. Causa trasloco, ho abbandonato il mio blog per un po'. Tuttavia, ho avuto tempo di pensare tante e tante di quelle cose, che almeno qualcuna di queste, devo condividerla con voi. So della mia malattia dal 5 agosto 2008. Passato lo sgomento, la disperazione, la depressione...mi sono resa conto che ero malata e mi sentivo diversa.
D-I-V-E-R-S-A.
Un piccolo particolare, vista la gravità della situazione, ma mi mancava terribilmente l'essere, il sentirmi "normale". Oggi sono passati quasi due anni e molto è cambiato nella mia vita, ma ciò che ho piacere di condividere con voi oggi, è un concetto a dir poco banale: tutti siamo diversi e ognuno è diverso dall'altro. Oggi però io ho ritrovato la normalità nella mia diversità. E' una sensazione troppo bella. Vi auguro tanta felicità e tanta normalità.